In questi ultimi giorni, in Italia, abbiamo assistito alla seconda grossa manovra economica pari a € 45 miliardi. La prima, precedente di qualche mese era di € 47 miliardi per un totale quindi di € 92 miliardi. All'estero poi si è visto il declassamento della "grande" potenza economica americana costringendo alla stessa ad abbandonare il "primato" che aveva sempre mantenuto.
Una delle conseguenze di tutti questi movimenti economici è stata l'offossamento delle "borse" di tutto il mondo aprendo di fatto una lotta intestina nel capitalismo mondiale.
La Francia è entrata ufficialmente nell'elenco dei paesi "a rischio" e la stessa politica di Sarkozy non sembra risolvere i problemi creati.
In Italia, poi, la manovra è tutta rivolta contro le classi lavoratrici colpendo i redditi più bassi, i servizi sociali e le stesse unità produttve indebolendo ancora di più il potere d'acquisto dei salari.
I grossi capitali, gli stessi capitalisti non sono stati toccati se non in misura molto marginale: per loro non è cambiato nulla.
Il dibattito che si sta sviluppando intorno alle forze politiche, di opposizione e non, è come salvare l'Italia dal fallimento.
Il modo con cui ci si affanna a trovare soluzioni parte con il piede sbagliato.
Non vengono indicate o rimosse le cause della crisi: il liberismo selvaggio e senza regole che gli attuali governanti hanno promosso, finanziato, aiutato a danno delle classi più deboli entrando in conflitto con gli stessi valori costituzionali che sono le fondamenta della nostra Repubblica. Quando Marchionne ricatta la classe operaia (prendere con li mie regole o lasciare), cos'altro è se non liberismo selvaggio?
Marchionne però non era solo, aveva al suo fianco non solo il governo, ma anche organizzazioni sindacali, CISL in prima fila, che hanno agito da classici "pompieri" all'interno dell'intero movimento sindacale.
Aveva al suo fianco anche autorevoli esponenti dell'opposizione, Fassino e Dalema in prima fila.
Aveva al suo fianco Napolitano che solo molto blandamente faceva riferimenti sull'operato della Fiat e delle aziende in generale.
A mio parere i riferimenti di Napolitano sono il frutto del più deleterio concetto di "politichese" che oggi esiste: dire le cose senza far capire nulla e sopratutto se non sono conseguenti nei risultati.
Da più parti tanti hanno detto che Napolitano non poteva fare altrimenti dato il suo ruolo istituzionale. Anche questa è una falsità.
In Italia il Presidente della Repubblica oltre ad altri compiti, ha quello di essere il garante della Costituzione.
Ma quando ha fatto il garante? Il lavoro, i servizi sociali, le scuole, la sanità sono state "massacrate" nonostante la Costituzione dica diversamente.
Esponenti di partiti di governo si sono scagliati ripetutamente contro alcuni apparati costituzionali e tutt'ora gli stessi sono al loro posto.
Comunque il mondo lavorativo, gli studenti, i pensionati stanno prendento coscienza della realtà:la crisi la deve pagare in primo luogo chi l'ha causata, con le sue idee di liberismo selvaggio e con i provvedimenti presi a suo favore.
Da tempo tutti, dai lavoratori, agli studenti, ai pensionati hanno indicato una strada: lo sciopero generale, logicamente non fine a se stesso ma per portare ad un cambiamento radicale all'interno delle istituzioni impedendo ad "una casta" politica di perpetuarsi ancora.
Sembra che finalmente lo sciopero generale sia arrivato: A noi adesso mobilitarci in tutti i luoghi.